insomma fa freddo. l'estate pare finita e a me pare di esserne dispiaciuta per la prima volta da che sono nell'età della 'ragione', il vento freddo viene a spazzare via l'afa, il sudore, la voglia di mare, di bagni, e fa il paio con quella luna che ieri sera mi ha emozionato e destabilizzato. insomma fa freddo, io ho mangiato quello che restava di una polpetta al sugo, odio questa casa senza possibilità di cambiamento e entro qui giusto il tempo necessario per farmi venire una botta d'ansia e spedire decinaia e decinaia di curricula a vuoto. mi sento piena di entusiasmi, animata da progetti e talenti, questo mi solleva, ma dall'altra parte della bilancia, la mia inquitudine, il mio horror vacui mi ricordano costantemente che da se stessi non si esce, perchè se stessi è un bel giardino in fiore, ma è anche una progione feroce. la mia, particolarmente feroce, al punto che viene voglia di buttare la chiave. vorrei scrivere e poi non lo faccio, quasi che la catarsi che ne deriva mi spaventi anzichè alleggerirmi. vorrei scrivere e poi mi viene in mente quello che derrida dice delle lettere e allora non scrivo più. e questo genera grovigli, e rovi nel mio giardino. altaleno tra picchi di euforia e baratri in cui mi sembra di non poter reggere i nuovi inizi. vivo senza troppa convinzione, sebbene non più assuefatta al dolore, decidamente affezionata al lento trascianarsi di quando non devi decidere. e invece decido e vado avanti, sorrido. ci provo. amo chi mi sta intorno. cerco di darmi. come un dono, come un dono non richiesto. poi a volte mi fermo e mi rendo conto che non ci riesco, perchè la verità è che ho paura. paura di darmi, paura di farmi male, paura di non esserci nel modo giusto, paura di non essere adeguata, paura di costruire una persona che non esiste, perchè la persona che sono oggi, e magari domani non più, sta bene così, seduta, fumando , a leggere e scrivere. persa dentro di me, sprofondando giù, cercando di vedere tutto quello che non mi piace.