Every woman adores a Fascist,
The boot in the face, the brute
Brute heart of a brute like you.
sylvia plath.
dopo aver ascoltato con occhi non miei,
dopo aver parlato con parole che non hanno comunicato niente
dopo aver bevuto troppo vino, ancora, per non pensare,
dopo aver aperto la porta di casa in compagnia di un demone feroce,
resto qui. e sento che l'estate è già finita.
ma tanto, io 'odio l'estate'.
che l'orologio del pc ora batte le 3 e 11. torni a casa, ti spogli da una sera di lavoro torrido, fai pipì dopo 20 ore finalmente nel tuo bagno, pensi di prepararti a qualche ora di sonno. e invece il sonno è scivolato via nella strada del ritorno, intasata di smart, di luoghi della movida romana ancora intasati di sguardi persi nei loro vuoti, alle tre di un lunedì che è già martedì da qualche ora. e allora mi siedo, fumo una sigaretta, leggo le notizie che non ho avuto il tempo di scorrere durante tutta la giornata. mi sembra che la percentuale di culi e calciatori sulle varie puntocom dei quotidiani sia inverosimile. ma poi ricordo, è estate. i problemi non esistono. esistono solo i gialli in tv ad accompagnare le repliche bizarre che i palinsesti ci propinano, esistono i consigli per bambini e anziani che 'nelle ore più calde devono stare in casa', esistono consigli e precauzioni per le code in autostrada. e del resto, che ci importa del resto?
e allora, mentre tornavo a casa nella mia macchinetta rossa, i cui freni danno visibili segni di cedimento, pensavo: quanti giri prima di tornare al punto A. pensavo: ma si conosce mai davvero qualcuno? pensavo: ho avuto paura di immadesimarmi. io, proprio io che mi riempio la bocca di parole come empatia, solidarietà, sentire comune. proprio io, quando si è trattato di sentire come sente l'altro mi sono tirata indietro. e sono stata 'una come tutti gli altri'. perchè pensarci ora? semplice. perchè ora che la strada da percorrere non la percorro più sola combattendo con i miei demoni mi capita di pensare agli occhi che incontro, agli occhi che ho incontrato. e allora penso a tutte le volte in cui quegli occhi lo ho visti, ma non c'ho guardato dentro. e mi assale un terrore, una spaventosa paura che questi altrui dolori che ora mi sento addosso non mi daranno scampo. mi faranno sentire sempre la terra mancare da sotto ai piedi. mi faranno sempre sentire insicura.
poi mi dico, franca, oggi è un giorno duro per te. esageri. ed esageri perchè hai paura. e la paura, ora, è legittima. intendo dire, quantomeno comprensibile. capisco quanto è bella la sensazione della tentazione quando le resisti. perchè fortifica. migliora. capisco quante cose ho lasciato scivolare via dalle mie mani perchè non ho saputo guardarvi attraverso. capisco quanti freni ho generato nel mio corpo, a forza di volerlo liberare. capisco che c'è una chiave e una sola che lo può liberare. capisco che ho una gran voglia di costruire. voglia di casa. con tutto quello che significa. voglia di sentirmi una che si guarda indietro e ha messo ordine.
e poi penso ad alcune delle conversazioni appassionanti che ho avuto nei giorni scorsi. e penso che la 'crudeltà' delle parole è il mio momento di verità. e penso che nessuno dei miei ostinati silenzi ha mai messo ordine come le parole 'pensate' di questi giorni.