alemanno vuole intitolare una via di Roma ad Almirante.
UFFICIO DI P. S. IN PAGANICO
COMUNICATO
Si riproduce testo del manifesto lanciato agli sbandati a seguito del decreto del 10 Aprile.
"Alle ore 24 del 25 Maggio scade il termine stabilito per la presentazione ai posti militari e di Polizia Italiani e Tedeschi, degli sbandati ed appartenenti a bande.
Entro le ore 24 del 25 Maggio gli sbandati che si presenteranno isolatamente consegnando le armi di cui sono eventualmente in possesso non saranno sottoposti a procedimenti penali e nessuna sanzione sarà presa a loro carico secondo quanto è previsto dal decreto del 18 Aprile. I gruppi di sbandati qualunque ne sia il numero dovranno inviare presso i comandi militari di Polizia Italiani e Tedeschi un proprio incaricato per prendere accordi per la presentazione dell'intero gruppo e per la consegna delle armi. Anche gli appartenenti a questi gruppi non saranno sottoposti ad alcun processo penale e sanzioni. Gli sbandati e gli appartenenti alle bande dovranno presentarsi a tutti i posti militari e di Polizia Italiani e Germanici entro le ore 24 del 25 maggio.
Tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena.
Vi preghiamo curare immediatamente affinché testo venga affisso in tutti i Comuni vostra Provincia."
p. il Ministro Mezzasoma - Capo Gabinetto
GIORGIO ALMIRANTE
Dalla Prefettura 17 Maggio 1944 - XXII
Il manifesto si riferisce al fatto che nel 1970 il Segretario del MSI, Giorgio Almirante, querelò l'Unità perchè lo aveva accusato di essere stato un massacratore di partigiani: il tribunale diede ragione al giornale, perchè nel 1944 Almirante, in qualità di funzionario della RSI, firmò un proclama antipartigiano, in cui fra l'altro si ribadiva la pena di morte per i giovani che non avessero risposto alla chiamata alle armi nell'esercito repubblichino.

Anche se non sei malato, hai bisogno di una medicina. Di che tipo? Ti serve un farmaco che trasformi quello che c'è di abbastanza buono nella tua vita in qualcosa di veramente eccezionale; un farmaco che ti permetterà di andare oltre i tuoi sforzi mediocri e di scuoterti di dosso l'apatia, che ormai consideri ragionevole. Questa medicina non ha la forma di una pillola o di una pozione, ma sarà prodotta dal tuo stesso corpo quando deciderai di abbandonare la tua zona di sicurezza e andrai a giocare oltre la frontiera. Cerca di essere il medico di te stesso, Bilancia. Esci dal tuo stato di trance. Vìola il tuo codice. Fuggi dai tuoi giochi mentali.
gruppo di fascisti in un Interno.
il paese si scopre nero. inizio la mia giornata con una lunga discussione: dove abbimo sbagliato? perchè questo scollamento? perchè la xenofobia è traversale? perchè la paura e l'odio per il diverso appartengono anche alla 'cultura' di sinistra? esiste davvero e ancora questa presunta superiorità culturale a sinistra?
quello che penso io, è che è tutto chiaro ormai, possiano tirare in causa sociologi ed economisti, analisti politici e leader d'opinione, ma la verità è che c'è abbastanza chiaro che i sindacati non rappresentano più i lavoratori, la sinistra è scollata da operai e studenti, il terzismo avanza prepotentemente e prima del consociativismo è trasversale l'orgoglio qualunquista.
ci si affretta (celentano, de gregori, cavani, venditti per dirne alcuni) a normalizzare, a valutare positivamente eventuali provvedimenti migliorativi per il paese. in realtà, io credo, è lo zucchero per la pillola che sta andando giù velocemente.
ieri sedevo in un bar di ponte milvio, con un'amica, intelligente, sensibile , di sinistra. che mi dice, vedi però, hanno tolto l'ici sulla prima casa, la gente è contenta francè, ne dobbiamo prendere atto, è un provvedimento popolare, il risparmio anche di 200 euro può cambiare la situazione di alcune famiglie.
ecco, io dico che questo è indorare ciò che verrà, che lapalissianamente è spostare l'asse del dibattito. bisognerebbe ricominciare dalla cultura del patto democratico. sarebbe necessario spiegare alle persone che le tasse di certo non vanno amate, ma vanno considerate come garanzia di un servizio. pertanto togliere l'ici equivale a eliminare la garanzia di alcuni servi a livello locale, e servizi vuol dire sanità, vuol dire educazione. e un paese che non investe sulla propria educazione, ce lo siamo detto milioni di volte, è un paese che non ha critica, e un paese senza critica è un paese senza futuro.
tolgono l'ici. e la gente è felice. popolare? populista. ma tant'è.
Mantovano ieri riferisce in aula sui fatti de La Sapienza. il paese è al collasso se ad aggrediti e aggressori vengono imputate le stesse colpe. è come se il paradosso e l'ossimoro fossero diventate conditio sine qua non del vivere civile. un gruppo di teppisti di Forza Nuova, legittimati dalla presenza al potere di ex(?) fascisti si sentono liberi di aggredire ragazzi del collettivo con spranghe e coltelli alle due del pomeriggio e nella relazione del sottosegretario all'Interno, la legittima difesa prevista dal codice civile dievnta una controaggressione. questo è il paese in cui non c'è più misura e senso delle proporzioni. dove il diritto di espressione viene rivendicato anche a sproposito ma il diritto di critica viene bandito.
qual'è il limite del diritto di espressione? qualora fosse giusto intavolare alla facoltà di lettere un dibattito sulle foibe visto da destra, e secondo me non lo è, può essere organizzato da Forza Nuova , organizzazione che ha in nuce una cultura eversiva e violenta, dichiaratamente ispirata al nazionalsocialismo? questo non è diritto di parola, questo è perdere il senso della misura per correre più velocemente sul carro del vincente che normalizza la storia.
sono tutti pronti a sottolineare che non esiste una marea nera, che non esiste il fascismo di ritorno. non devo certo spiegarlo io che il fascismo è una forma mentis.
sono tutti pronti a sottolineare che gli accadimenti delle ultime settimane non sono atti politici.
bene, il prezzo della benzina è politico, il prezzo del latte è politico, l'aumento del pane è poltico.
un'aggressione fascista è politica.
e poi Repubblica stamattina, Bonini intervista ad uno degli aggressori del Pigneto. è di sinistra, ha che guevara tatuato sul braccio, dice che è stanco degli immigrati, che hanno rubato il portafogli ad un'amica, che lui si costituirà. mi interrogo. non ce n'era bisogno. non è necessaria questo bieco ripiegamento degli opposti. per sancirne la presunta equivalenza. non è necessario. ma siccome è così, perchè questo è lo spirito del tempo, allora ricominciamo dalla cultura, facciamoli leggere questi giovani che verranno dopo di noi, dividiamo il mondo in due, se è necessario, quello che è giusto, quello che è sbagliato. recuperiamo il 'nemico' se è necessario a ricostruire un'identità. parliamo dell'indifferenza e dell'impegno, parliamo intorno a noi, nei bar, con gli amici e senza sosta.
solo la conoscenza diffusa ci salverà.
bene, il paradosso della democrazia ci porta qui. a farli sentire rappresentati. e a farli sentire legittimati a sdoganare anche questa forma di violenza.
d'altronde il 'nostro' sindaco indossa orgogliosamente una celtica al collo. vaglielo a spiegare a quelli con le svastiche tatuate addosso di non andare in giro a pugnalare i ragazzini...
ROMA - Scontri all'esterno dell'Università "La Sapienza" di Roma tra militanti di estrema destra e giovani antifascisti. I disordini si sono verificati in via Cesare de Lollis. Ci sono anche alcuni feriti. Polizia e carabinieri stanno cercando di ricostruire l'accaduto.
FERITI - Alcuni giovani dei centri sociali raccontano che uno di loro è stato accoltellato. Secondo i primi accertamenti, ci sarebbe anche un ragazzo di destra ferito. I feriti dei collettivi ricoverati in ospedale «sono 3, Emiliano, Giuseppe e Giacomo», riferiscono gli studenti antifascisti, «ma in tutto i feriti sono 7».
LA RICOSTRUZIONE - Alcuni testimoni raccontano che il gruppo di giovani di sinistra stava attacchinando manifesti contro la presenza di Forza Nuova alla Sapienza (mercoledì era previsto un convegno sulle Foibe poi annullato dal rettore) proprio di fronte ai cancelli dell'Università, quando un'auto con a bordo 4 ragazzi si è fermata in mezzo alla strada provocando gli altri giovani. È partita così la rissa: i giovani nella vettura erano armati di coltelli, mentre gli altri hanno potuto contare sulla superiorità numerica. Il risultato, visibile ancora in via De Lollis, è l'auto completamente sfasciata e, riferiscono ancora i testimoni, alcuni feriti, di cui almeno uno portato in ospedale.
AGGRESSIONE - «È stata un'aggressione con cinte, bastoni e coltelli fatta da militanti attivisti di Forza Nuova» denuncia Francesco Raparelli della Rete per l'autoformazione. «Ci sono persone in ospedale con ferite da armi da taglio, sono gravissimi. I ragazzi aggrediti- spiega Francesco Brancaccio, studente di Scienze Politiche - stavano attacchinando un manifesto per l'assemlea di domani. Ci sono studenti in ospedale in condizioni gravi, con ferite da arma da taglio, ci sono tanti testimoni».
«TESTE SPACCATE» - Proprio ieri i collettivi avevano occupato la presidenza della Facoltà di Lettere contro «l'agibilità concessa dal preside ai neofascisti della fantomatica sigla "Lotta Universitaria", inesistente all'università ed espressione del movimento neonazista Forza Nuova» che avrebbe dovuto tenere una conferenza sulle Foibe. «Questa mattina, dopo la nostra azione di ieri - spiega Giorgio del collettivo della Facoltà di Fisica - tutto intorno all’Università sono comparsi decine di manifesti di Forza Nuova: anche noi allora abbiamo iniziato oggi ad attaccare i nostri. Ma in Via Cesare De Lollis sono arrivate 4 auto da cui sono scese una ventina di persone con spranghe e catene: una aveva la maglietta dei Boys (ultrà della Roma, ndr) e un altro una croce celtica tatuata sul polpaccio. Erano quelli di Forza Nuova che difendevano il territorio e non erano studenti, alcuni avranno avuto almeno 30 anni». Secondo i collettivi ci sono stati «diversi feriti, spalle rotte, teste spaccate».
«DIMISSIONI» - Dopo gli scontri, i ragazzi dei collettivi sono ora riuniti nella Facoltà di Lettere: chiedono «le dimissioni di Guido Pescosolido che - dicono - si deve dimettere dopo aver autorizzato il convegno sulle foibe organizzato da Forza Nuova». I ragazzi denunciano che «il preside non ha neanche il coraggio di farsi vedere in facoltà in questo momento, ma noi lo attendiamo, deve dimettersi».
L PRO-RETTORE - «Quelli accaduti oggi in via De Lollis - afferma il pro-rettore dell'ateneo e preside di Medicina I, Luigi Fratisono - sono fatti di una enorme inciviltà. Uno la può pensare come vuole politicamente, ma non si può aggredire qualcuno solo perché attacca dei manifesti». «Non si può che deplorare chi si avvale della violenza invece che del dialogo - sottolinea Frati- e, a questo punto, ritengo di aver fatto bene a revocare la manifestazione di mercoledì che evidentemente - accusa il pro-rettore - si prestava a scopi diversi da quelli culturali che venivano indicati inizialmente». Per il pro-rettore «gli studenti sono liberi di esprimersi liberamente rispetto alle loro idee politiche, ma devono evitare di prestarsi a manipolazioni e infiltrazioni di esterne». «E comunque - sottolinea Frati, parlando del convegno sulle Foibe - non è possibile, nel 2008, mettere un pugnale nel proprio simbolo: uno che mette nel suo simbolo un pugnale non ha cittadinanza in questa università. Ho recuperato i manifesti dell'iniziativa per portarli all'attenzione dell'autorità giudiziaria se sarà necessario».
è morto sydney pollack. forse non avrei pensato a 'come eravamo' se non avessi acceso il computer ancora imbambolata da morfeo, e non avessi letto come prima notizia del giorno della sua dipartita a miglior vita. e quindi, nelle peregrinazioni emotiv-proustian-cinematografiche, oggi mi tocca pure pensare a 'come eravamo', e alla mia educazione (!) sentimentale.
che è un po' come dire, a mo' di sottotitolo: quanto ci amiamo, senza capirci.
( sotto forma di momento topico: kathe tu premi troppo, quello che succede nel mondo non succede a te personalmente. come dire, come fai a piangere per i morti della thyssen e poi comportarti così..)
KATHE , YOU PUSH TOO HARD.
http://www.youtube.com/watch?v=LWU1CxLyJgw&feature=related
ho sempre pensato alla mia vita sentimentale come agli ultimi cinque minuti del film. kathe sul marciapiede a distribuire volantini pacifisti, hubbel che improvvisamente compare dall'altra parte della strada in compagnia della sua giovane, nuova, semplice, fidanzata.
una carezza sul viso, e " la tua ragazza è adorabile hubbel".
ecco in questa frase c'è un po' del mio destino, credo e temo. ci sei te , con i tuoi volantini, il marciapiede al sole, il tuo fottuto comportamento ideologico, le scelte giuste e quelle sbagliate, i comromessi mai scelti, un percorso sinusoidale ma definito. e poi c'è lui, la sua bellezza ingenua, il sorriso disarmante, la mancata comprensione, la presenza nell'assenza. e l'altra vita che più non t'appartiene. sotto forma di una giovane figura priva di inquietudine. ci sono gli ideali, la politica, la giustizia sociale.
ci sono inizi meravigliosi e la fatica del costruire a cui non sempre si è preparati.
http://www.youtube.com/watch?v=JBEf5cOOr_8
hubbel: sei sempre certa delle cose di cui sei certa?
kathe:certo.
(o no?)
"il vino migliore e il più squisito, e anche il più inebriante..di cui, senza berlo, l'anima annichilita è inebriata, anima libera ed ebbra! dimentica, dimenticata, ebbra di ciò che non beve e che mai berrà!"
ruysbroeck, au-delà de l' "horror vacui".
basta.
oggi è uno di quei giorni in cui: ho tutto in testa ma non riesco a dirlo. oggi è uno di quei giorni in cui potrei parlare per ore di milioni di cose senza mai centrare il punto. d'altronde è una delle mie propensioni naturali. potrei dire, innanzitutto, che sono con la mia tazza blu zeppa di caffè nero bollente, sola, a leggere che un immigrato è morto stanotte nel nuovissimo cpt di Torino, orgoglio delle nostre nuove carceri, perchè non è stato soccorso nonostante le molteplici richieste di aiuto da parte dei compagni. potrei dire che di tutto l'articolo che ho letto mi ha colpito un particolare, che Hassan Nejl è morto in una nuova camerata con sei posti e due bagni, tutti colorati di giallo. giallo. dipingiamo di pastello l'onta delle nostre omissioni di soccorso. edulcoriamo di pastello i nostri crimini per non vedere l'onta rossa che ci lasciamo alle spalle. come lady macbeth, in preda alla nevrosi che guarda ossessivamente le sue mani pulite e nonostante ciò le vive macchiate di sangue. ieri a roma c'è stato un raid neonazista contro alcune attività di immigrati nel quartiere neochic del Pigneto. nel pomeriggio, una ventina di ragazzi con i volti coperti, guidati da un uomo più adulto hanno fatto irruzione in due negozi e in un call center gestiti da anni da bengalesi. sempre ieri a roma, uno dei conduttori di deegay.it, è stato picchiato da un gruppo di persone che l'hanno 'invitato' a smettere di occuparsi di tematiche legate all'omosessualità.
sempre ieri maroni, ministro dell'interno, ha dichiarato che "questi episodi sono alimentati dalle illegalità commesse dai clandestini". e che "L'Italia non è un paese razzista. Episodi di questo tipo talvolta sono alimentati dai delitti commessi dai clandestini. Nomadi che rapiscono neonati, violenze sessuali dei rumeni, incidenti stradali provocati da extracomunitari che finiscono pure in tv. Il pacchetto cerca di evitare reazioni che sono ovviamente da condannare. E che hanno a che fare con miti e subculture del passato che vanno combattute oltre che col codice anche sul piano culturale".
oggi è un giorno di sole, un po' coperto a dire la verità, come ieri, quando martignano sembrava accogliere le mie mestizie con un vento adatto a trascinarle via. oggi è un giorno di sole in cui il silenzio di questa casa stride con la sinfinia di uccelli che la circondano. oggi è un giorno in cui questa casa è vuota ed io ho deciso di abitarla da sola, e leggere e scrivere e fare i conti con quello che sta cambiando dentro di me. e non può che succedere che di domenica e di maggio, che è quasi estate. e sono due elementi storicamente avversi ai miei umori.. oggi è un giorno in cui non basta avere le proprie convinzioni, non bastano le certezze senza il coraggio. sto leggendo un libro, si chiama 'la nascita del piacere' e finora decisamente non mi convince, ma inizia con una singolare interpretazione del mito di amore e psiche, che dai tempi del liceo mi affascina e interroga, come orfeo ed euridice. carol gilligan rilegge "il mito di Amore e Psiche nella chiave di una resistenza di Psiche alla reificazione, alla sottomissione, al sacrificio di sé, alla rinuncia della relazionalità che Amore vorrebbe imporle. Psiche non ci sta, mette a rischio tutto ma alla fine vince. Il mito parla ancora di noi per noi: «L'amore resta l'arma più potente da scagliare contro il paradigma della dissociazione. Non è un caso che nessuno oggi ne parli, spetta a noi donne squarciare questo silenzio, scandalosamente»."
psiche vede amore contravvenendo a un divieto. se ne innamora in seguito alla rottura della proibizione. amore, da parte sua avrebbe dovuto garantire con forza e tenacia questa proibizione, quando scorge gli occhi di psiche che lo osservano, adoranti, vola via.
è il surrogato dei rapporti di potere tra uomo e donna. oltre che l'allegoria della relazione tra impulsività-amore e razionalità-anima-psiche. accetto il simbolismo della dipendenza. accetto meno la derivazione di tutto questo dalla struttura patriarcale della società. il mito va storicizzato prima che distorto. ma queste sono pippe mie, da liceale ancora romantica.
oggi è un giorno in cui d'andare al lago non mi va. oggi è un giorno in cui mi sono vestita di gioia e colori per restarmene in casa. ho il blu del mio umore e il rosso dei miei convincimenti, orecchini colorati e capelli asciutti da poco. senza mollette. che non basta 'essere belle con i capelli così' se poi segue solo il vuoto.
questo balletto del vagare, capendo senza agire , mi sta scoraggiando un po'. questo vagare, mi incatena ad un vassallaggio che non mi appartiene e che misconosce la mia forza, che ho e sento pulsare come la vena della mia maledetta emicrania. l'incertezza non mi entusiasma più, perchè mi imprigiona in un ruolo che non mi appartiene più, non è il tempo di comprendere per me. per me è tempo di soluzione. perchè tempus fugit, è così poco e non voglio più trascorrerlo e trascorrermi come un giocoliere sul filo, senza rete, in perenne timore di cadere. per me è il tempo delle rinunce, credo. così lo avverto in questa domenica di maggio.
stamattina, quando mi sono svegliata, vestita come ieri notte dopo ore di pizzica, come una bambina indiavolata, ho fatto una lunga doccia. lunghissima. mi sono coperta di crema, e mentre si preparava il caffè, mi sono vestita. ho preso un reggiseno che non usavo dall'anno scorso. l'ho odorato, e ho sentito quel retroodore di viscosa lavata da molto che mi dava la nausea. proust. un'epifania. sulla mia personale strada di swann. l'odore mi ha ricordato che era il reggiseno che indossavo dopo la piscina, dopo aver nuotato ogni mattina lo scorso anno. mi ha ricordato che quando ho avuto la sensazione di nausea la prima volta, stavo per asciugarmi i capelli in piscina. e ho capito dentro di me che aspettavo un bambino. ed erano questi giorni qui, proprio un anno fa.
naturalmente, quel reggiseno l'ho buttato.
ieri è stata una giornata più calma per me, nonostante l'emicrania di seconda serata. si definiscono i colori fuori dalle sfumature, più affascinante, è vero, ma tant'è.
quando non sei più di casa te ne devi andare, e vagando trovare la strada.
che me ne faccio di questo amore, di questo desiderio di unione totale, con il mio essere amato? ne faccio creatività. ne faccio forza. non sono più suddito. non ho niente , niente più da dimostrare se la sudditanza mi snatura. strabordo di passione. e me la tengo al caldo, per non inaridirla mai.
....era de maggio....
VERITA': ogni episodio di linguaggio riferito alla sensazione di verità che il soggetto amoroso stava pensando al suo amore, sia che creda di essere il solo a vedere l'oggetto amato nella 'sua verità' , sia che definisca la specialità della sua propria esigenza su cui non può transigere.
I. l'altro è il mio bene e il mio sapere: solo io lo conosco, solo io lo faccio esistere nella sua verità. chiunque non sia me lo misconosce..... viceversa l'altro mi cala nella verità: solo con l'altro io mi sento 'me stesso'. su me stesso, io ne so più di tutti quelli che di me ignorano solo questo: che sono innamorato.
( L'amore accieca: questo proverbio è falso. L'amore spalanca gli occhi, rende chiaroveggenti)

è così, l'amore è conoscenza. questa distanza è conoscenza. si scava così profondamente che il dolore che assale il mio stomaco ogni giorno è l'epifenomeno del magma che ho dentro. lo vedo quel magma e il mio corpo me lo manifesta. l'amore è conoscenza. la mia disperazione lo è stata, è stata disperazione 'attiva'. c'è che, però, la conoscenza ha bisogno di coraggio.
l'altro ieri un amico mi ha detto, costruire stai costruendo. e considerato che tu hai una naturale propensione a distruggere, anche se vai lentamente non importa.
'naturale propensione a ditruggere', ci penso da ore. c'ho pensato ininterrottamente per ore.
ecco, come potrei pensare su quella spiaggia dell'Ogliastra, in silenzio a contemplare la natura, so che oggi la donna che sono ha la forza di costruire. so anche però, che il coraggio di se stessi è così difficile da accettare che si rischia di stare lontano per proteggersi un po', e si finisce con non ri-conoscersi più.
leggo copio e incollo dall'Osservatore Romano. (con sottolieature mie!)
lucetta scaraffia è una storica, insegna a La Sapienza. scrive sull'Avvenire, sul Foglio, sul COrsera. è vicepresidente dell'Associazione Scienza e Vita e ha collaborato in passato alla stesura di alcuni libri con Eugenia ROccella (ora sottosegretario con delega ai temi ETICI del governo berlusconi), è inoltre moglie di ernesto galli della loggia. stop all'angolo bio.
oggi è il compleanno della 194. io mi indigno e mi dicono "ma è l'osservatore romano" cosa vuoi che dica? vorrei la forma. il vaticano ritiene immorale l'aborto. ci sto. il revisionismo storico, le analisi campate in aria, la consecutio tra 194 e totalitarismo non mi sembra solo forzato, mi sembra folle. considerare l'aborto terapeutico una pratica eugenetica mi sembra un oltraggio alla coscienza delle donne. ascoltare casini che sostiene che non sia giusto far decidere solo alle donne delle sorti del feto, mi fa venire voglia di tirare un sanpietrino su quella beata faccia ipocrita.
questo è in un giorno in cui il comitato 22 maggio può manifestare per la vita a montecitorio e nessuno marcia per difendere un diritto.
http://www.comitatoveritaevita.it/pub/index.php
dopodo è l'anniversario della 194. l'editoriale che ho citato ieri di Famiglia Cristiana,oggi,l'ho letto per intero. si sostiene in maniera esplicita che l'approvazione della legge sia stata determinata dallo stato di choc in cui verteva il paese, a pochi giorni dall'assassinio di moro, e in pieno terrorismo. sostiene inoltre che trenta anni fa si discuteva di sovrappopolazione del pianeta, oggi invece siamo in pieno inverno demografico ,noi, insieme al giappone. si chiede poi: come è possibile che un paese che modifica la propria costituzione non possa cambiare una legge,visto e considerato che il clima è cambiato, ci dicono qualcosa le parole delpapa nel giorno dell'udienza con il movimento per la vita.ce lo dicono i numeri, no? inaccettabili: 5 milioni di aborti.
inutile discutere ancora il tema del diritto alla vita. il tema del DIRITTO DI POTER DECIDERE DELLA PROPRIA SALUTE E DELLA PROPRIA VITA.
"chi controlla il passato controlla il futuro.
chi controlla il presente controlla il passato."
orwell. 1984.
è questo che intendo dire quando sottolineo che non è un problema di prassi, è un problema di forma,di linguaggio di pensiero. il pensiero e il linguaggio si creano mutualmente, danno forma a cosa ci circonda, lo rendono comprensibile, spesso accettabile razionalmente. l'aveva capito george orwell in tempi (non) sospetti, che chi riesce a condizionare le parole condiziona il pensiero e la percezione della storia, conseguentemente. aveva pertanto inventanto l'espediente della neolingua : "un mezzo espressivo che sostituisse la vecchia visione del mondo e le vecchie abitudini mentali, ma rendesse impossibile ogni altra forma di pensiero. Una volta che la neolingua fosse stata radicata nella popolazione e la vecchia lingua (archelingua) completamente dimenticata, ogni pensiero eretico (cioè contrario ai princìpi del partito) sarebbe divenuto letteralmente impossibile, almeno per quanto attiene a quelle forme speculative che derivano dalle parole."
non sono apocalittica (ma neanche integrata...) però leggo dietro alle cose, o almeno ci provo,cerco di scorgere in chi è stato lungimirante , tracce di regimi, tracce di riconoscimento dei fascismi. perchè questo è un paese che oggi dichiarerà illegale lo stato di immigrazione clandestina. significa rispondere con la violenza e con un assurdo logico, al terrore da assenza di sicurezza,inculcato prevetivamente nelle testeacritiche di questo elettorato incerto e impaurito.
perciò penso a winston:
Sei lento a imparare Winston" disse O'Brien, con dolcezza. "Ma come posso fare a meno..." borbottò Winston "come posso fare a meno di vedere quel che ho dinanzi agli occhi? Due e due fanno quattro."
"Qualche volta, Winston. Qualche volta fanno cinque. Qualche volta fanno tre. Qualche volta fanno quattro e cinque e tre nello stesso tempo. Devi sforzarti di più. Non è facile recuperare il senno."
l'assurdo logico.
e la soluzione:
Winston: Io so che alla fine sarete sconfitti. C'è qualche cosa, nell'universo... non so, un qualche spirito, un qualche principio... che non riuscirete mai a sopraffare.
O'Brien: Credi in Dio, Winston?
Winston: No.
O'Brien: E allora quale può essere questo principio che ci annienterà?
Winston: Non lo so. Lo spirito dell'Uomo.
O'Brien: E tu, ti consideri forse un uomo?
Winston: Sì.
O'Brien: Se tu sei un uomo, Winston, tu sei l'ultimo uomo. La tua specie è estinta; noi ne siamo gli eredi. Ti rendi conto che sei solo? Tu sei fuori della storia, tu non esisti.
noi, non esistiamo. esiste l'indignazione del cuore. esiste la forza della ragione. esiste la voglia di non arrendersi.
il grande fratello faceva ripetere questo come un mantra:
io dico che bisogna riflettere e non sottovalutare MAI il potere della parola.