Ultimo brindisi
Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all'inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.
anna achmatova.
sono sveglia già da un po', nonostante possa dormire in effetti. ma il sonno e il riposo sono diventati decisamente opzionali nella mia vita. la mia testa non si ferma, continua il suo battito incessante, come un ritmo tribale, nella notte che scandisce tempi di riti atavici. bene, la mia vita ripercorre sentieri come un rito. un rito antico costellato di mostri e antidoti alla paura. ho trascorso le ultime settimane, settimane che diventano mesi ormai, a estrarre i mostri dalla mia pancia, per guardarli in faccia e cercare il modo di combatterli, o di familiarizzare con loro e lasciarmi accompagnare nel mio sentiero rendendoli attraenti e non più così spaventosi. ho trascorso le ultime settimane a esercitare la mia forza, la mia resistenza il mio coraggio. ho trascorso le ultime settimane in una gara all'ultimo sangue per tirare fuori tutta la trasparena di cui sono capace, di cui non sono mai stata capace finora. perchèho capito che è l'unica possibilità che ho di osservare con semplice adorazione quello che desidero. le mie aspettative ma prima di ogni altra cosa, l'uomo che amo. denudarmi di fronte a lui e amarlo e cercare di lasciarmi amare ancora. ho trascorso una notte con lui che mi ha dato il sapore di una bellezza dimenticata. ho trascorso il giorno dopo a combattere tra le lacrime con i miei mostri. poi siviglia. e l'eterno ritorno dell'uguale. tanta paura. una profonda, cupa e nera disperazione.
e allora ricomincio da dieci passi indietro, consapevole che c'è dentro di me, come dentro ognuno di noi, un interruttore. ed è l'interruttore del coraggio, della forza e della determinazione più sane e spontanee. sto ancora camminando a tentoni nel labirinto di questo giardino. perchè lo so che quest'interruttore c'è ed è vicino. ma temo che sia necessario cercarlo in due.
titolo I statuto dei lavoratori , legge 300 (1970)
ART. 9. - Tutela della salute e dell'integrità fisica.
I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.
ieri a rapallo ( genova) si è suicidato uno stimatissimo ginecologo dell'ospedale Gaslini. si è lanciato dal balcone di casa sua , dopo aver mandato un breve saluto alla moglie via sms, perchè accusato di aver eseguito aborti clandestini.
indignazione?
no.
leggete questo e forse vi farete anche voi, come me, la seconda domanda.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200803articoli/30947girata.asp#
(gli ospedali di genova, sono tutti della curia).
TORINO - Ancora una morte sul lavoro nel torinese. La vittima è un operaio italiano di 34 anni dipendente della Comao che, poco prima della mezzanotte, stava effettuando dei lavori di riparazione ad una pressa all'interno della Mac di Chivasso (Torino), una ditta di stampaggio per diverse case automobilistiche, tra cui anche Fiat e Lancia.
INUTILI I SOCCORSI - È stato soccorso in un primo momento dai colleghi e poi i medici del 118 hanno tentato inutilmente di rianimarlo. Sulla vicenda indagano i carabinieri che sono ancora all'interno dell'azienda insieme ai vigili del fuoco. L'operaio si chiamava Antonio Stramandinoli e aveva 37 anni. Era nato a Lombriasco, in provincia di Torino. A colpirlo è stato un pistone che serviva da ammortizzatore della pressa. Per ragioni ancora sconosciute il pistone si è disarticolato dal macchinario e l'ha colpito in modo mortale allo stomaco.
SCIOPERO - Subito dopo l'incidente sono arrivati sul posto colleghi della vittima e i sindacati hanno deciso di indire per domani uno sciopero all'interno della Mac di Chivasso.
l'ennesima morte bianca, mentre oggi su Repubblica leggo, allibita, la notizia dell'ottava vittima della Thyssen. una vittima indiretta. un giovane operaio di poco più di 30 anni, morto suicida, impiccato, perchè la sua agenzia inerinale non ha riconfermato il contratto in seguito ai tagli imposti dalla Thyssen in seguito al rogo di dicembre. erano le sei e poco più quando ho letto. e quando ho pianto.
e ho, poi, pensato alle strane coincidenze di questa mattina di marzo, mattina in cui mi sveglio alle 4 e mezza per fare alba, entro in macchina e su radio 24 ascolto uno stralcio del discorso di veltroni in trasferta elettorale a vicenza. ripete in pochi minuti diverse volte la parola meritocrazia, altre diverse volte la frase: diciamo sì e incentiviamo il rischio d'impresa.
cambio stazione, semiannichilita più che indignata da questa captatio benevolentiae del neo segretario pd agli imprenditori del nordest. ricco, cafone, sgrammaticato nordest.
la stazione successiva era povera patria.
non poteva esserci casualità più coerente. casualità più toccante e a tratti fastidiosa. pensando alla storia che se ne va. pensando alle vite che se ne vanno e di cui nessuno pare interessarsi. non poteva essere nient'altro che questo. perchè questo è il paese che ci circonda. un paese in cui nessuno, nessuno è più capace di indignarsi, un paese in cui le parole liberismo e rischio d'impresa appartengono ad un partito che rinnega la storia che l'ha creato. un paese in cui il fascismo dei modi e delle parole non spaventa più nessuno perchè è diventato "normale", perchè normalizzare e centralizzare è la spinta propulsiva che respiriamo. è la spinta propulsiva del sonno delle coscienze. delle dittature mascherate.
l'imbroglio delle democrazie.
il mio analista dice che sono ingombrante.
il mio "amico" mi dice che sono petulante.
la mia amica mi chiama amore.
le distanze mi chiamano.
"dopo averti letto i miei racconti inediti, dopo averne accetato le tue critiche arbitrarie,
dopo averti fatto spazio nel mio letto, dopo averti fatto spazio nelle mie vene
ho avuto conferma di vento a favore.. tolgo gli ormeggi."
Pensiero,io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero,dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.
Alda Merini, da "La terra santa
immagini ricorrenti in questi giorni plumbei. circondati da morti bianche, da lavoratori che non esistono nelle coscienze comuni, da simboli e ideologie che muoiono lentamente, io mi avvito sul mio dolore. penso e ripenso, così tanto che mi affatico la testa e dormo, finalmente.
il mio analista ieri ha parlato. finalmente. con rabbia e con affetto. mi ha detto: francesca sei una persona ingombrante e pesante in una coppia. mi ha detto: la persona che ami deve poter sbagliare senza sentire di avere accanto un tutore, una madre, una maestra.
e allora eccoli tutti i mostri della mia vita da adulta, tutti gli errori della mia educazione prima sociale poi sentimentale. devo osservare la persona che amo sbagliare , inciampare e farmi male. devo tollerarlo, perchè l'ho 'costretto' ad un rapporto coercitivo.
eccola la mia vita, davvero adulta. la mia vita in cui osservo i limiti che ho imposto alla mia poliedrica personalità. osservo il mio corpo troppo a lungo cementificato. lo osservo e lo sblocco. osservo la mia ironia e la mia presunzione. le osservo e tento di dar loro misura. osservo il mio essere madre e maestra. e mi trovo insopportabile. e cerco di guarire.
osservo cosa c'è intorno. mi indigno.
(se non ne parlo con te, non ne parlo affatto)
Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo,
io sono sempre cinque minuti fa,
il mio dire è fallimentare,
io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire
io sono senza aggettivi, io sono senza predicati,
io indebolisco la sintassi, io consumo le parole,
io non ho parole pregnanti, io non ho parole
cangianti, io non ho parole mutevoli,
io non disarticolo, non ho parole perturbanti,
io non ho abbastanza parole, le parole mi si
consumano, io non ho parole che svelino, io non ho
parole che riposino,
io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza
parole, mai abbastanza parole
ho solo parole correnti, ho solo parole serie,
ho solo parole di mercato, ho solo parole
fallimentari, ho solo parole deludenti,
ho solo parole che mi deludono,
le mie parole mi deludono, sempre mi deludono
sempre sempre mi deludono, sempre mi mancano
io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire, io
appartengo e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire
oh! ascolto!
oh! pazienza dell’udire!
oh! udire! udire!
oh! totalità!
oh! parola piena!
oh! perdita!
oh! perdita che mi caratterizzi!
oh! solitudine da cui parlo!
oh! essere! oh! esserci!
oh! cosa che non ti consumi!
oh! il tutto che ho dimenticato!
oh! discorso che non puoi essere tradito!
oh! discorso che non puoi essere tramandato!
oh! discorso che non puoi essere articolato!
oh! sapere! oh! verità!
oh! cangiante, tu, mutevole, tu sempre incinta!
oh! intelligenza dei sentimenti!
oh! il mondo della vita!
mariangela Gualtieri.
per le immagini violate, per la storia che abbiamo vissuto e che stiamo impetosamente distruggendo. non è forse peggio distruggere il passato che discutere il futuro? allora mi costringo a non pensare, obnubilo la mia coscienza, schiaffeggio le mie domande, i miei dolori, il mio animale desiderio di possedere il tuo corpo di nuovo. il resoconto di queste settimane è solo lettura, solo poesia. leggo, ti osservo, soffro indecentemente e cambio così tanto che ci incontreremo senza riconoscerci.
MOLFETTA - Quattro operai sono morti in un incidente mentre stavano lavorando alla manutenzione di un'autocisterna adibita al trasporto di zolfo in polvere nella zona industriale di Molfetta. Un quinto operaio, soccorso, è in gravi condizioni: è in una situazione di gasping, respirazione terminale, ed è stato ricoverato nell'ospedale. C'è anche un sesto intossicato: è in condizioni meno gravi perchè non si sarebbe calato nell'autocisterna. attualmente è ricoverato nell'ospedale di Bisceglie. L'incidente è avvenuto nel pomeriggio all'interno dell'azienda Truck Center che si occupa di parcheggi, attrezzature e impianti.
e l'11 Febbraio 1917 Antonio Gramsci scriveva questo:
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.