...Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale, e lascia cadere la tua lancia rugginosa. Che io pesi domani sopra la tua anima, che io sia piombo dentro al tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia. Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori...
ci si risveglia immersi nei propri limiti, in questo giorno che ogni anno è un po' meno doloroso. stamattina sono qui, davanti al mio computer, con una ritualità che ormai sfiora l'ossessione e penso alla frattura che mi sento dentro. che non ci sono rimpianti tutto sommato, ma neanche tranquillità. penso che le cose bisogna lasciarle scivolare via quando non è più il loro tempo, quando diventano oltremodo faticose, penso che la consapevolezza dovrebbe, in linea di principio, risparmiare sofferenza, invece, come una stupida donnetta da quattro soldi, mi sento invasa di rancore. è così la vita, aspetti, lotti, lasci che emozioni a cui non sei pronto ti piombino nello stomaco, e poi improvvisamente più niente. nessuna voglia di lottare, nessun desiderio di chiarimenti, nessuna analisi che possa razionalizzare le cose, nessun sogno, nessuna aspettativa. stop. fine. funziona così per me, e non credo che funzioni bene, no davvero. funziona come nei racconti di joyce,
Un picchiettare sommesso sui vetri lo fece voltare verso la finestra: aveva ricominciato a nevicare. Osservò assonnato i fiocchi neri e argentei che cadevano obliqui contro la luce del lampione. Era giunto il momento di mettersi in viaggio verso l'occidente. Sì, i giornali dicevano il vero: c'era neve dappertutto in Irlanda. Cadeva ovunque sulla buia pianura centrale, sulle nude colline; cadeva soffice sulla palude di Allen e più a ovest sulle nere, tumuotuose onde dello Shannon. Cadeva in ogni canto del cimitero deserto, lassù sulla collina dov'era sepolto Michael Furey. S'ammucchiava alta sulle croci contorte, sulle pietre tombali, sulle punte del cancelletto, sugli spogli roveti. E la sua anima svanì adagio nel sonno mentre udiva la neve cadere lieve sull'universo e cadere lieve, come la discesa della loro estrema fine, su tutti i vivi e i morti. "
come quando gabriel scopre che gretta ha amato un altro uomo, che questo uomo è morto per lei, e guardano la neve cadere e la scoperta di se stessi è una marea, violenta e inarrestabile.
ecco, il 5 dicembre, a roma è così che va, che guardi fuori alla finestra e nonostante il sole, la sensazione che hai è la neve che cade e tu sei impotente rispetto ai cambiamenti.
...inoltre ammettiamo anche che è sul versante del sesso che bisogna cercare le verità più segrete dell’individuo; che là è possibile scoprire meglio ciò che è e ciò che lo determina; e se nei secoli abbiamo ritenuto di dovere nascondere le cose di sesso perché erano vergognose, sappiamo adesso che è il sesso stesso a celare le parte più segrete dell’individuo: la struttura dei suoi fantasmi, le radici del suo io, le forme del suo rapporto con il reale. ..
M. Foucault, Il vero sesso
martedì freddissimo sulla mia poltrona, dove copro gambe e piedi ma che lascia scoperte le mani a scrivere. mertedì in cui il corpo è il centro della mia riflessione. corpi violati e disfatti. corpi nudi sulle pubblicità natalizie che comprendi e tolleri sempre meno, corpo fenomenologico, con cui scopri il mondo e te stesso. corpo che scruti, attraverso lo specchietto retrovisore della tua automobile, dove ti cerchi la mattina quando esci di casa. salvo trovarti talvolta bellissima, talvolta sconosciuta.
come quella volta che andai a trovare la mia insegnante di letteratura inglese l'ultimo anno di liceo e lei, guardando i miei occhi tristi e il mio corpo spento e ricordandomi il monologo di molly bloom che avevamo letto insieme poco prima, mi abbracciò e mi disse: il tuo corpo è l'unico mezzo che hai per conoscere il mondo. non farti dominare, dominalo.
oggi a roma piove e tira vento. il cielo è coperto e le foglie degli alberi intorno casa mia cadono e cadono, facendosi velluto sul prato che quasi non si vede più. oggi a roma non è molto freddo, ma ugualmente la voglia cade in una zuppa calda. oggi a roma si sta, ma con un vago, rarefatto senso di irrealtà. resta nella testa una nebbia che incornicia il paesaggio rendendo onirico quello che stai vivendo. resta il sapore del natale, che lo ritrovi nelle luci delle strade, nei babbi natale appesi alle finistre, nelle compre distratte a affannose delle gente della domenica, nell'aria fredda che quando respiri porfondamente ti arriva dritta al cervello, nei treni di ritorno che sono sempre più pieni, nei volti della gente sola, che a natale è sempre triste.
oggi a roma, non ho voglia di fare niente, di scrivere, vestirmi, andare al corso, aperitivo e cena. niente. niente di niente.
resta la voglia di una cena con le amiche.
game over.