silenzio.
Musica dell'indifferenza
cuore tempo aria fuoco sabbia
del silenzio frana d'errori
copri le loro voci ch'io
non mi senta più
tacere.
s. beckett.

siamo destinati alla mancanza di coraggio e trasparenza. destinati allo stupore di menzogne che non scivolano mai, e mai si perdonano, destinati a costruire ideantità da ridurre in brandelli al momento più opportuno, destinati a sentire l'urgenza di dimostrare e chiedere sempre, egoisti, senza saper dire mai ne ho abbastanza. siamo destinati a maturare livelli di saturazione sempre più nevrotici per non riuscire a dire, vattene. destinati ad ascoltare menzogne sempre più macchinose , sempre più dolenti. siamo destinati a restare scottati per la fiducia non richiesta eppure regalata. destinati a guardare la vita come dal davanzale di una finestra. curiosi e distratti. non luogo a procedere. che schifo è?
" se gli uomini dessero il meglio di sè nei rapporti occasionali, noi donne vorremmo solo rapporti occasionali" e aggiunge, dio la protegga sempre, "se il sesso funziona, l'incontro è piacevole, in una relazione però le percentuali sono alla pari, non c'è nessun 90 % di sesso che possa occultare il 3% di materia grigia, o l'80% di stronzaggine, quando realizzi punteggi alti in tutti gli aspetti allora cominci a preoccuparti".
bene ragazzi, grazie alla magia di msn, io e l'amica p. riusciamo in comunione d'intenti a creare sempre perle meritevoli d'attenzione. al grido di "EVVIVA IL RAZZISMO SEMANTICO" vediamo che succede...
succede che ti svegli la mattina e sei attraversata da uno tsunami di nostalgia. il tempo è grigio e c'è una nebbia che neanche la bassa padana. senti ondeggiare lo stomaco come se fossi in alto mare e la mente è attraversata da pensieri random, completamente sconnessi tra loro, in ordine di tempo, pervasività emotiva, spazio. poi, di tanto in tanto, un pensiero pesa più degli altri ed è un coltello infuocato nella carne satura. sarà il mese, che ne so. succede che ti guardi allo specchio e l'immagine riflessa quai non ti appartiene, che ti trascini a preparare un caffè, osservando la dispensa finalmente piena che ti rassicura un po', apri una confezione nuova di bucaneve e vorresti dividere la giornata come un tetris e farci entrare tutto. ma sai bene che non sarà così e passerai ore inchiodata a scrivere, o perlomeno tentare di farlo. succede che quella strisciante sensazione di insoddisfazione che ti ha accompaganto e che sembrava svanita torna a fare capolino, celata, quasi affascinanante, a smontare i tasselli di senso per i quali hai combattuto. succede che ieri, dopo un po' di tempo, ho rivisto nella stessa sera molte persone alle quali voglio bene. l'amico simone, dio sa quanto mi è mancato. e poi sei lì seduta al tavolo e succede che vorresti sparire. che sei tu che non funzioni più, che ti assale quella straordinaria sensazione di noia che non riesci a gestire, come il sorriso sulla faccia che è sempre meno naturale. che non sopporti più, ecco non tolleri. ed effettivamente quesa per me non è una novità, anzi ho quasi paura, perchè so che alla propria beata solitudine ci si abitua troppo facilmente. è tornato francesco, che bell'abbraccio. e poi ci sono le persone nuove che entrano nella vita. il the pomeridiano con gli amici di corso che si trasforma in vino, e allora alle sette sei un po' alticcia, e va bene, perchè il viaggio in macchina per attraversare la città bloccata dal traffico è pieno di stupore. ci sono le letture e lo studio. c'è fare male a qualcuno e tanta rigidità. c'è che quando ti accorgi che fai male a qualcuno è come avere addosso una camicia di forza. e un po' per non pensare, un po' per non soffrire, ci si anestetizza sempre un po'.
sono già sveglia. tra un'ora ho il corso (fino alle otto di stasera),ho una tosse convulsa, un occhio rosso e dolente e molto moltissimo sonno. sono giorni appassionati, questi, come un tiro alla fune e non ho ancora capito se sto tirando uno dei due capi della fune ( e in quel caso forse perderei) e se , semplicemente, sono appoggiata sopra, in balia degli eventi. sono giorni di forzata solitudine all'interno della quale sopraggiunge la nuova amica l. che, pura e ingenua, ne esistono ancora, che meraviglia, ti guarda e dice "che occhi dolci che hai, come sei bella". e tu resti così, attonita e incredula nel tuo stronzo scetticismo e non sai rispondere perchè una cosa così non la sai più dire. e ti aspetti perciò, che nessuno la dica a te. per non imbarazzarti. è limpida la nuova amica l. e a me piace ascoltarla, mi fa sorridere, mi intenerisce. mi piace l'idea che si fidi di me. mi piace.
tra una settimana è il compleanno della mia più cara amica dell'università, è una gioia non descrivibile a parole in questo preciso istante in cui mi fermo e penso alle donne della mia vita. e penso a mia madre che non si risparmia mai, all'amica p. che mi argina sempre ( quando è necessario) che mi prende la mano e mi inchioda al suolo, alla sora gaia coi suoi sorrisi-prima-di-tutto, a ilaria quando le va di aprirsi e anche quando si barrica e alza il ponte lavatoio. penso a monica e ai suoi esperimenti sessual-emotivi. penso anche alle amiche di passaggio, a quelle donne di cui ti invaghisci e poi lasci lì, per quando la memoria ne chiederà conto.
poi penso a simone, che finalmente lunedì lo vedo. mi manca. e li vedo tutti nella mia mente, stamattina. e mi sento fortunata.
buona domenica.
funziona così. funziona che ti svegli con la voglia di scrivere e scrivi un post lunghissimo che ti rappresenta, che parte dalla rinnovata voglia di pubblicare e commentare l'oroscopo (minaccia) di brezsny del venersì mattina, che scrivi dei messaggio straordinari che ricevi appena ti svegli con due placche alla gola che ti rendono più simile a un vecchio disperato del circolo bocciofili che ad una signorina a modo di buona famiglia ( finalmente il vento cambia, era il messaggio). succede che scrivi del tempo che ti trovi di fronte quando ti svegli la mattina, che a roma è primavera, che magari qualcosa vuol dire, che ne so. ( so senza accento nè apostrofo ) . succede che ascolti stay or leave di dave matthews e tutto è così coerente, che non può succedere altro che il tuo post si cancelli per una mossa maldestra sulla tastiera del pc.
e allora niente da fare non riscrivo nè altro, sono in ritardo come il bianconiglio. tutto sommato il mio umore si è anche modificato nel giro di pochi minuti e allora solo buona giornata.
ps: a dimostrazione ennesima che la mia vita è soggetta al contrappasso.
da los Angeles arriva questo messaggio: a fra' ma tu, del tuffo di Kathe nella Senna che ne pensi? e soprattutto lei si butta sugli amanti con le stesse motivazioni?a fra' voglio torna'.
dall'altra parte della città arriva questo messaggio: la loro pochezza emotiva deriva dal fatto che sono troppi impegnati a flirtare per poi lucidare l'armatura che ad essere attenti negli spigoli delle loro mosse maldestre.
l'amico f. e l'amica p., che peraltro si ignorano vicendevolmente, aprono (o chiudono) a modo loro le riflessioni di questa giornata. inutile che cominci di nuovo a recuperare memoria di ciò che è per me un tuffo nella senna, lui lo sa bene, l'amico f. e mi provoca laggiù da lontano, perchè laggiù, lontano, forse, un tuffo analogo lo sta facendo anche lui. l'amica p. nella sua estrema e dissacrante lucidità prende la mia mano e da' vita a questi epitaffi per cui la amo proprio: troppo impegnati a lucidare l'armatura. meraviglioso.
la mia lezione sul vittorianesimo è appena terminata, credo che farò un thè cercando di scaldarmi e mi rimetterò a scrivere. di questa giornata resta: l'orgoglio del mio allievo che sembra finalmente interessarsi alla letteratura oltre che alle mie tette, il sorriso di mia nonna, il disincanto, la gioia della parola giusta al momento giusta, una leggera, strisciante famuzza.
on air: mahler.
oggi ho comprato il pane nel negozio in cui , da bambina, mi regalavano ogni giorno una ciambella. ed io ci giocavo, perchè da bambina odiavo mangiare. oggi il cielo è grigio e sembra alitare ansia sul collo. e sotto questo cielo grigio, il sapore di paese si è impossessato di me, e mi è piaciuto quel retrogusto provinciale da cui, di solito, fuggo. oggi ho visto mia nonna, che mi ha preparato un dolce alla marmellata-come piace a me- come è bella mia nonna, e come sta rimpicciolendosi lentamente, piegata nel corpo, nel volto e nella lentezza dei movimenti.
oggi non ho comprato il giornale, sono stanza e pensosa. mi sono guardata nello specchio dell'ennesimo bar per l'ennesimo caffè e ho visto una giovane donna nervosa e tesa. e non mi piace. oggi in casa mia c'è una bottiglia di vino bianco prelevata iernotte dal locale. oggi in casa mia c'è tanto languore. ecco.
on air: chiaramente, magic shop. battiato.
dell'inverno e di altre amenità.
stranamente (?) non riesco a concentrarmi, nonostante ce la metta tutta sulla potrona verde, con la coperta rossa, il pc sulle gambe, la tuta antierotica dell'amico losangelino f., il caffè freddo e i biscotti di compagnia.
che dire? anche l'inverno è primavera. oggi questa città ha una luce bellissima e io vorrei un maglione accogliente e tempo per passeggiare.
ieri è stato lunedì cinema, come su raiuno negli anni Settanta! avevo due soli desideri cinematografici, considerato il penoso orizzonte: gli insospettabili di Branagh e Giorni e Nuvole di Soldini. affronto il dramma dicendo solo che:
-nonostante 'gli insospettabili' abbia la sceneggiatura scritta nientepopodimenoche dal maestro Pinter, sfocia in un risultato leccato, ambiguo, ammiccante ai continui e secondo me neanche ben descritti, sottotesti sessuali. la scrittura teatrale (troppo) risente di una recitazione troppo disarticolata anche da parte del povero Caine, che si trova di fronte Jude Law truccato come Tadzio di Morte a Venezia. inquadrature ricercate come un unico esercizio di stile lungo un'ora e mezza. confusione di registro: dramma, parodia? non si capisce. insomma: no. purtroppo no. d'altronde dovevo essere così saggia da non vedere un film che ha come coporotagonista Jude Law. mica ho quindici anni, cazzo. se uno ha dei preconcetti li applichi perdio!
- nonostante avessi un afflato , peraltro immotivato, di fiducia nel (fu) cinema italiano ho trovato Giorni e Nuvole un film sciatto, sciapo, mal scritto e confuso. sono dell'idea che il cinema stia producendo film senza ausilio di sceneggiatori, Giorni e Nuvole risulta nel complesso, una sfilata di stereotipi da bar sport. la buy nella parte della donna determinata per riscattarsi dalle sue parti di depressa cronica simil-giornidell'abbandono, non è credibile, albanese, che ha tutta la mia stima, nei panni del cinquantenne dirigente che si deve reinventare non tiene. e non mi si dica che è un film sul precariato, santodio, che se fossi un cassintegrato di termini imerese mi farei girare i coglioni. questo è un film borghesuccio che parla di una famiglia borghesuccia destinata a non avere più lo stesso stile di vita: barca, attico, cene e viaggi elefantiaci. questo non è precariato signori, questa è la visione classista del partitodemocratico, questo è un cazzo di film neodem, scritto male, con dialoghi imbarazzanti.
questo è un film che passa per essere di sinistra e contiene un dialogo di questo tipo:
buy ad albanese: allora, dvi renderti conto che per quelli che erano i tuoi operai ,cambia poco fare i manovali o i camerieri o gli spazzini. per te deve fare la differenza.
questo è classimo.
riuscirà la nostra eroina a perdersi in inutili mestizie anche oggi, giorno in cui dovrebbe, come i buoni propositi insegnano:
- fare la spesa giacchè il frigo è vuoto da giorni, onde elemosinare nuovamente un pasto alla genitrice invadente;
- inviare due mail(s) che sono in programma da giorni, onde dover placare le ire dell'amico s.;
- scrivere capitoli di libro, lavoro per cui sono così indietro, che se fossi a scuola finirei col cappello d'asino dietro la lavagna;
-fare i miei esercizi di dizione, perchè sennò è inutile che studi recitazione se poi biascichi, no?
-andare al cinema, finalmente, a vedere Sleuth, di Kennet Branagh.
sarebbe tutto molto più semplice se oggi in Italia non fosse nato il partito del popolo....
domenica. la mia testa su plutone. io-che-non-dimentico-mai-niente ieri ho dimenticato i trent'anni di una delle amiche più care. coperta rossa su divano verde, candele accese. l'intervista sembra la fiera dell'adulazione. che fare? cestinare, forse.
cosa c'è stato di sbagliato nell'educazione sentimentale ricevuta. perchè non si impara mai? perchè sembra sempre tutto diverso, ma è sempre tutto uguale. forse è stato padre ralph, forse lady oscar, forse vedere certi film francesi a 15 anni. o forse certe letture affrettate, fatto sta che resta scolpita nella pietra la vulnerabile e obliqua affabulazione delle seduzioni.
per le seduzioni non si è mai abbastanza disincantati, mai abbastanza cinici, mai abbastanza razionali. quando si tratta di seduzioni, essersi scottati due o mille volte equivale a non essersi scottati proprio mai.
siamo tutte piccole emma bovary, questa è la drammatica verità.
arrendiamoci.
(o no?)