del non avere nulla da fare, e di altre amenità.
dunque, causa forza maggiore la mia tesi è rimandata a febbraio, che poi febbraio per l'università italiana è gennaio, vai a capire.
non sto perciò lavorando e stare senza un soldo è francamente complicato.
la mia misantropia si aggrava, direi. come la mia incomunicabilità. perciò moltissimo moltissimo cinema, molte letture. e tanto amore direzionato.
a roma c'è una piccola esposizione di quadri di mattotti. l'ho vista ieri. e mi ha commosso.
poi c'è stato: a est di bucarest, babel, l'amico di famiglia, the grizzly man, il vento che accarezza l'erba.
poi c'è stato il concerto dei marlene kuntz, molto tardi, molto emozionante.
ci sono amici che ti stancano, perchè la collettività, a volte, rischia di diventare una prigione.
ci sono amici che ti deludono, ma ho imparato il dono dell'equidistanza.
ci sono uomini che ti sorprendono. e allora ti lasci sedurre.
c'è un dato di fatto . anzi due.
1) il livello di volgarità di un paese è direttamente proporzionale al grado di arroganza e spocchiosità alla guida.
2) questo paese non raggiungerà mai la consapevolezza dell'importanza del silenzio nella fruizione culturale.
l'arte non è democratica.
punto.
ah! manca meno di un mese a Natale e questa città è già impazzita.
se questo perido fosse un colore direi un verde rassicurante. se fosse un gesto direi un altrettanto rassicurante sorriso. se dovessi esprimere un desiderio direi una tradizionale novità, un sano rinnovamento legato alla radice. è singolare come riusciamo a incastrarci in giochi di ruolo che non ci appartengono del tutto, come se volessimo metterci alla prova sempre nel modo sbagliato, cercando di tirare fuori da noi stessi il lato più torbido e negativo, mettere alla prova le proprie ossessioni affinchè erompano in tutta la loro forza devastante, solo perchè non si trovano mai le parole, o il giusto equilibrio nelle reciproche posizioni per incontrarsi nel porto franco della comprensione. un po' come dice l'amato barthes, non riesco a parlare delle cose che amo. io non riesco a parlare con le persone che amo, autocostringendomi ad un teatrino delle false intenzioni che non mi appartiene più, e forse, è sempre stato un comportamento autoindotto. allora direi che tutto questo va bene, ma anche no. che mi sento amata, ma voglio essere amata come una donna, che il presente va bene, ma il futuro va meglio, che voglio chiedermi tanto, che tanto voglio poter chiedere. che i sacrifici che si presentano ogni giorno fanno rabbrividire per quanta fatica mi richiedono, ma è così. questa è la vita, no?
o forse è l'ansia della fine di un ciclo, e ci vuole molta abnegazione per non confondersi, per non fare di tutta l'erba della propria vita un unico fascio.
e allora se fosse un desiderio, direi solo una casa mia, uno spazio. un grande letto e delle coperte accoglienti, qualche buon libro e un silenzio che sveli. e riveli.